Come nasce Bohemian Wanderer: il blog di una (n)EX(t)PAT

Nell’agosto 2013 sono partita dall’Italia per andare a passare un mese a casa di Stephen, il mio compagno, in Irlanda del Nord. Avevo il bagaglio pieno di vestiti carini per uscire insieme e cibo italiano per la sua famiglia, adattatori per la corrente e libri. E poi quella tasca del bagaglio a mano, piena di curricula tradotti in inglese. Anche se nulla era certo, forse non sarei tornata tanto presto, e tacitamente lo sapevamo tutti. Mia sorella mi accompagnò al treno e mi aiutò a sistemare i bagagli, poi ci abbracciammo e coraggiosamente trattenemmo il pianto. Seduta sul treno ricevetti un messaggio: “Ti vedo”. Guardai fuori dal finestrino e la vidi, ferma sul binario di fronte: mi stava salutando e rideva. Sorrisi e mi sbracciai sperando non vedesse le lacrime che iniziavano a scendere.

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Ho letto e seguito moltissimi blog di espatriati nell’ultimo anno ed ammiro il coraggio e lo stoicismo di queste persone, spesso mie coetanee, che un giorno hanno deciso di andarsene e non tornare, almeno per un bel po’. Anche io c’ero quasi, e, pur se in seguito le cose sono andate diversamente, so cosa si provi in quel momento nel quale stai salutando persone e luoghi a te cari con quell’arrivederci un po’ strano, troppo lungo nel suo racchiudere tante incognite. Quando ne parlo con gli amici, molti alzano le spalle commentando “partirei domani, se potessi“; sgranano gli occhi quando dico che non è davvero così semplice, e non parlo della preparazione dei bagagli, ma dell’immediato sentimento di tristezza e solitudine che si prova.

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Il fattore scatenante è stato il mio sentirmi sperduta: a metà in una nazione, metà nell’altra, senza sapere più dove fosse la mia casa nè avere la minima idea di cosa sarebbe capitato di lì a un mese, ho sentito il bisogno di creare una stanza virtuale nella quale pubblicare i fatti belli o brutti che in quel periodo si succedevano. Ho visitato luoghi bellissimi, ho portato in giro i miei curricula, ho visto la pioggia irlandese scendere spesso, di giorno in giorno, con una fitta al cuore pensando alla mia Genova, grigia e di sole, sul Mar Ligure. Ho comprato un quaderno e, con i colori che Stephen mi ha regalato, ho iniziato ad appuntare e disegnare pensieri e luoghi per sentirmi meglio. Poi è arrivata la chiamata per un lavoro, in Italia. Niente di eccezionale, ma comunque almeno qualcosa. Così alla fine ho fatto le valigie e sono tornata indietro, ma ho continuato a disegnare e visitare luoghi, ascoltare storie e vedere il mondo con occhi diversi.

2014-01-06 12.23

Al momento continuo il mio lavoro sul web e sono comunque rimasta a metà tra Italia ed Irlanda del Nord: ho la fortuna di poter viaggiare più o meno quando voglio e mantenere allo stesso tempo il mio lavoro. Non sono una nomade digitale in tutto e per tutto poiché passo anche lunghi periodi a casa e mi definisco in fase (N)ex(t)pat: l’espatrio è spesso dietro l’angolo ma devo ancora scegliere quale sarà la mia prossima “patria”. Nel frattempo, se volete tenermi compagnia, vi racconto quel che succede 😉

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