A zonzo per Belfast – parte 3

Ecco il terzo ed ultimo post sulla giornata passata a Belfast; se sei capitato qui ma vuoi partire dall’inizio, leggi “A zonzo per Belfast – parte 1” 😉

Accanto alla Queen’s University c’è un altro dei luoghi più famosi di Belfast: si tratta dei Botanic Gardens, che racchiudono al proprio interno anche il museo più importante della città, l’Ulster Museum.

Ricordate che, al contrario che ad esempio in Italia, qui i musei e le attrazioni chiudono molto presto (5 pm): per questo ci siamo dovuti affrettare per trovare il Museo ancora aperto. Ne è davvero valsa la pena, anche se purtroppo non siamo riusciti a vedere tutta l’esposizione.

ulstermuseum

L’ingresso all’Ulster Museum è gratuito. Lungo il percorso espositivo potete lasciare delle offerte per sostenere il museo.

Abbiamo iniziato la nostra visita con le sale dell’esposizione “Early Peoples”, dedicata alla presenza preistorica in Irlanda, da circa 9000 anni fa all’epoca precedente la cristianizzazione dell’isola:

La zona seguente è dedicata all’antico Egitto con la mostra “Takabuti: Life and Death in Ancient Egypt“; è qui conservata, tra altri reperti, la mummia di Takabuti, una donna egiziana di Tebe morta verso la fine della Venticinquesima dinastia egiziana.

ulster_museum6lSeguono poi le sezioni dedicate alla mostra “Saints and Scholars“, con reperti del periodo della cristianizzazione dell’isola, dell’introduzione della scrittura e del pre-medioevo con l’arrivo dei Vichinghi:

E quella dedicata agli oggetti ritrovati dal naufragio di alcune navi spagnole affondate al largo dell’Irlanda nel 1588, durante un’invasione dell’Inghilterra: l’esposizione “Armada” raccoglie i reperti recuperati dalle tre navi Girona, La Trinidad Valencera e Santa Maria de La Rosa.

Il secondo piano è dedicato alle meraviglie della natura:

Ci sono anche i dinosauri: Stevie era contento come un bambino 😉

Visto che come al solito siamo in ritardo ed il tempo stringe, corriamo a vedere la mostra presente all’ultimo piano: si tratta di “Art of the Troubles“, un’esposizione che raccoglie i lavori di 50 artisti che hanno vissuto il periodo dei Troubles in Irlanda del Nord ed hanno creato opere su questo tema.

PrintNon ho potuto scattare fotografie, quindi posso solo provare a definire con le parole quel che ho visto: toccante, sconvolgente, profondissimo, a tratti disperato, ma anche pieno di una speranza che, con l’immensa forza del colore e del gesto artistico, viene sprigionata da ogni opera.

Ho trovato tuttavia un video che illustra il percorso, al minuto 1:51 e 2:17 ci sono le opere che mi sono piaciute di più:

Una volta usciti dall’Ulster Museum ci siamo precipitati (giusto un minuto prima della chiusura) alla serra tropicale subito accanto all’edificio del museo: la Tropical Ravine (letteralmente: il burrone tropicale).

In questa serra, creata dal capo giardiniere dei Botanic Gardens Charles Chipotle nel 1889, si passeggia su una piattaforma che gira tutto intorno all’edificio, costeggiando un burrone nel terreno contenente diverse specie di piante tropicali.

Il caldo all’interno è quasi insopportabile, ma le piante sono meravigliose!

Ci dirigiamo poi verso la Palm House:

botanic_garden5lLa Palm House è un grande edificio in vetro e metallo, progettato da – indovinate? – Sir Charles Lanyon (sì, proprio quello del Lanyon Building della Queen’s University di cui ho parlato ieri):

All’interno, anche in questo caso, vi è una grande varietà di piante esotiche e rare e l’edificio è un esempio di come, anche in zone piuttosto fredde, con l’architettura adeguata si possano raggiungere grandi risultati nella coltivazione di specie non autoctone.

Dopo aver visto la Palm House è giunto proprio il momento di dirigerci verso casa; Belfast ci saluta così, con un messaggio di solidarietà carico di molti significati:

belfast_palestinel

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