Buona Giornata Europea delle Lingue! Parliamo di Code-Switching

Oggi è la Giornata Europea delle Lingue, festeggiata ogni anno per celebrare la ricchezza sociale e culturale risultante dalla differenza dei linguaggi parlati in Europa e promuovere la diffusione del plurilinguismo.

Oggi è la Giornata Europea delle Lingue: creata nel 2001 dal Consiglio d’Europa e dall’Unione Europea, viene festeggiata ogni anno il 26 Settembre per celebrare la ricchezza sociale e culturale risultante dalla differenza dei linguaggi parlati in Europa e promuovere la diffusione del plurilinguismo.

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E’ una giornata che mi fa piacere festeggiare, poiché da quasi tre anni alla mia lingua, l’italiano, si è aggiunta la lingua inglese, che parlo, scrivo, leggo e ascolto quotidianamente grazie a Stephen, alla sua famiglia e ai suoi amici. Ho studiato inglese sin dalle scuole primarie, ma parlarlo correntemente è stata tutta un’altra faccenda, e ancora oggi, nonostante mesi passati all’estero, non posso dire di averne una conoscenza perfetta. Ciò nonostante si tratta di un percorso affascinante, che parte dal linguaggio per arrivare alla conoscenza più profonda di un’altra cultura tramite il particolare uso delle parole. Questa non è l’unica meraviglia dell’essere bilingue: le capacità e possibilità comunicative si allargano a dismisura, sia dal punto di vista della quantità di persone con le quali si può discorrere, sia nel numero di concetti che si possono esprimere.

E’ proprio da quest’ultimo punto che parto per scrivere di un termine studiato in linguistica, scoperto per caso durante una conversazione con un’amica che vive a Parigi, Valentina, il quale mi ha immediatamente affascinata. Si tratta del Code-Switching, concetto che non sarà nuovo per molti di coloro che già parlano diverse lingue ma che, semplicemente, io non sapevo avesse un nome (in italiano viene anche chiamato “Commutazione di codice”).

In pratica, quando ho iniziato a parlare inglese correntemente, e nel frattempo Stephen ha cominciato a capire e parlare meglio le basi dell’italiano, ci siamo accorti di alcune cose:

  • che per spiegare un concetto o un’idea, spesso utilizziamo in entrambi i linguaggi una determinata parola o un modo di dire che appartiene solo a uno;
  • che a volte passiamo da un linguaggio a un altro nel mezzo di una conversazione per divertimento o per essere più riservati;
  • che anche tra di noi non è raro che, a volte senza accorgercene più di tanto, si parli un linguaggio mescolato tra le due lingue, alternando termini e modi di dire e arrivando a un codice che capiamo solo noi (lo chiamiamo “Italish”).

Questi sono tutti casi di Code-Switching:

la commutazione di codice (ingl. codeswitching) è il passaggio da una lingua a un’altra all’interno del discorso di uno stesso parlante. (Treccani)

o:

la commutazione di codice è un termine linguistico che indica il passaggio da una lingua a un’altra o da un dialetto a una lingua e viceversa da parte di parlanti che hanno più di una lingua in comune. (Wikipedia)

Da una rapida ricerca fatta sul web, ho scoperto che questo è un avvenimento molto comune tra le persone che parlano più lingue, e in particolare si manifesta in determinate situazioni:

  • quando il cervello rettile prende il sopravvento, ergo quando proviamo paura o rabbia;
  • quando vogliamo sentirci parte di un gruppo che parla una determinata lingua o dialetto (per motivazioni diverse dipendenti dal fatto che si tratti della lingua predominante o di minoranza in un luogo);
  • quando vogliamo dire qualcosa in segreto;
  • quando possiamo esprimere un pensiero solo con quel termine di quel determinato linguaggio.

E ancora:

  • per mostrare solidarietà ed empatia;
  • per riflettere uno status sociale;
  • per parlare di un argomento che è tabù nella propria cultura (è più semplice farlo in un’altra lingua);
  • per parlare di ricordi e memorie vissuti in un luogo (in genere, in caso si possa scegliere, lo si fa nella lingua del posto dove i fatti sono stati vissuti);
  • per persuadere gli ascoltatori: il code-switching attira l’attenzione.

A volte si utilizza il Code-Switching anche per passare da una situazione informale a una formale e viceversa: basti pensare al dialetto, che spesso viene utilizzato con familiari ed amici ma non sul lavoro.

Un altro concetto che ho incontrato, e che sembra spesso essere utilizzato come sinonimo di Code-Switching pur non essendolo, è quello di Code-Mixing: in questo caso non si parla di un’alternanza di linguaggi, ma ci si riferisce alla mescolanza dei due, in particolare riferita alle regole grammaticali di uno riportate nell’altro. In genere questo accade nei bambini bilingue o in coloro che hanno una conoscenza di uno dei due linguaggi ancora acerba.

Trovo questi concetti molto interessanti, soprattutto dal momento in cui li vedo all’opera quotidianamente, e cercherò prossimamente di approfondirne lo studio. Per il momento auguro a tutti una buona Giornata Europea delle Lingue e vi invito, se conoscete meglio l’argomento, a lasciarmi consigli di lettura ed approfondimento nei commenti 🙂

Ringrazio Valentina per avermi dato lo spunto e vi invito a consultare una delle fonti che ho letto per scrivere l’articolo: “Why do People Code-switch: A Sociolinguistic Approach” di Walid M Rihane

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