Ferie libere: “The Virgin Way” e the Netflix way

E’ da ieri che sul web passano titoloni di articoli che gridano al miracolo nel mondo del lavoro: l’argomento è la decisione di Richard Branson, magnate padrone del colosso Virgin, di dare libertà ai propri dipendenti riguardo la scelta delle ferie; se per molti questa è un’incredibile novità, per Bohemian Wanderer non lo è affatto: se volete saperne di più a proposito di lavoro libero dai classici orari e fuori dagli uffici, ne ho scritto in precedenza parlando del libro “Remote – Office not required” e prendendo spunto da un’infografica di odesk.com.

branson_2310994bLe ferie. Libere. Probabilmente la prima cosa che viene in mente è: questo imprenditore è pazzo, nelle aziende Virgin tutti saranno sempre in ferie e nessuno lavorerà più.

A parte che è ben specificato come il suo pensiero sia “nessuno vi chiederà quando, come o quanto siate in ferie, ma se volete mantenere il vostro lavoro sarà meglio che i risultati rimangano gli stessi (se non che aumentino)”, ma le radici del ragionamento, e soprattutto i dati sui quali si basa questa decisione, vanno cercati altrove: in Netflix.

“Cosa c’entra Netflix?”, chiederete a questo punto. Ve lo spiego subito.
Per prima cosa, la dichiarazione di Richard Branson riportata sui giornali proviene dal suo blog sul sito ufficiale di Virgin, ed è un brano tratto dal suo nuovo libro The Virgin Way: How to Listen, Learn, Laugh and Lead, nel quale il magnate, dopo essere stato eletto come il manager che i lavoratori inglesi vorrebbero maggiormente come capo, spiega i segreti del suo lavoro e del suo successo. All’interno del brano in questione, il creatore di Virgin dice chiaramente di essersi ispirato alla storia di Netflix.

NetflixOvviamente incuriosita dalla faccenda, sono andata a leggermi su Slideshare il documento (risalente al 2009 in origine) “Netflix Culture: Freedom and Responsibility” nel quale si trova un piano ben preciso di organizzazione aziendale originale e basata su competenze e produttività piuttosto che sulla cascata di regole che solitamente tengono in piedi una compagnia di tale grandezza.
In pratica, è andata così: sino al 2004 i dipendenti Netflix avevano, come ogni altra azienda, un numero di giorni di ferie prestabilito e finito. Un giorno, però, sembrerebbe che un lavoratore abbia posto una domanda tutt’altro che scontata:

poiché il lavoro di un dipendente nell’attuale ambiente informatizzato spesso e volentieri non rimane circoscritto al classico orario di ufficio 9am – 5pm, ma si estende al tempo personale dell’individuo (pensate alle e-mail urgenti che arrivano in orari strani o al lavoro da finire che viene portato a casa nel weekend) senza essere conteggiato, perché si dovrebbe invece tenere rigidamente un conto del tempo passato riposando?

Da questo momento la policy sulle ferie in Netflix è diventata: non esistono nessun regolamento o controllo delle ferie in Netflix. Dopotutto, come fanno notare giustamente, non esiste neppure un regolamento sul vestiario in Netflix, ma nessuno si è mai presentato nudo al lavoro, quindi non è detto che debba esserci una policy per tutto 😉

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Screenshot dal documento “Netflix Culture: Freedom and Responsibility” – Copyright Netflix.com

La questione ferie libere non è ovviamente che uno degli ultimi gradini nell’innovazione dell’organizzazione aziendale di Netflix: tutto ciò non potrebbe esistere senza una struttura molto snella (meglio un lavoratore al top che due mediocri), dinamica e meritocratica (se non funzioni, sei fuori) e basata su fiducia, responsabilità e lavoro di squadra (ambiente onesto e sano, nessun bisogno di chiedere il permesso ai superiori ad ogni azione). Nel documento è chiaro l’orientamento di Netflix come azienda:

Netflix ha una cultura di creatività ed auto-disciplina, libertà e responsabilità.

Questo modello, che sembrerebbe incredibile, ha funzionato: come leggiamo tra le slides, con gli accorgimenti in tal senso, dal 2002 ad oggi Netflix ha incrementato moltissimo la densità di talenti all’interno dell’azienda e la libertà dei propri lavoratori.

Non è quindi un caso che Richard Branson abbia pensato di seguire le orme del colosso americano, e soprattutto non è stata una decisione presa alla cieca. Quel che mi piace è che il numero di aziende che decidono di dare fiducia ai propri dipendenti e collaboratori continui a crescere, costruendo rapporti basati su impegno, merito ed indipendenza: sembra manchi poco alla fine del medioevo lavorativo 🙂

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