Come il destino mi ha parlato di notte, ad una fermata del bus

Nel primo articolo su questo blog si parlava della mia condizione, che definisco (N)ex(t)pat: non sono una nomade digitale, non sono un’espatriata, sono semplicemente in attesa di vedere quali siano i risvolti che la mia vita, lavorativa e personale, prenderà, portandomi a scegliere infine quale sia la mia patria tra Italia ed Irlanda.

In tal senso, la fine dell’anno è sempre un po’ difficile: se il mio lavoro di freelance già durante il resto dell’anno è precario, allo scadere dei dodici mesi c’è il giro delle agenzie e delle collaborazioni, e, come nel gioco della sedia, se non si è svelti abbastanza si rimane in piedi e si è fuori. Quest’anno in particolare mi ritrovo decisamente in bilico: tante speranze riguardanti nuovi lavori in arrivo, nuovi progetti, ma nessuna certezza a livello di tempistiche. Vecchi lavori che probabilmente si concluderanno ma che, a quindici giorni dalla fine dell’anno, ancora non me lo sanno comunicare con sicurezza. Che fare? Non lo so. Vedrò. Sopravviverò, come ho sempre fatto. Qualcosa accadrà, questo è certo. Per il momento non sfuggo al solito biglietto dicembrino di sola andata per l’Irlanda.

Il fatto è che ogni volta che entro in un periodo difficile, confuso, nasce in me la convinzione che il destino sia alle porte e che alcuni accadimenti siano il suo timido bussare. Voglio quindi raccontarvi una storia che mi è accaduta poche notti fa, quando ho creduto di vedere un segno in una semplice conversazione conclusasi in un dono inaspettato.

Genova è una città pericolosa: nel suo labirintico centro storico si nascondono criminalità e storie al limite, e girando ogni angolo, entrando in ogni stretto vicolo, non si sa mai realmente cosa accadrà. Per questo è risaputo che, soprattutto la notte, è meglio non dare troppa confidenza agli sconosciuti, e spesso si evita anche il piacere di una conversazione per paura che si tramuti in qualcosa di più.
Io non abito in centro e mi muovo con i mezzi pubblici: autobus strapieni partono ogni venti minuti da Caricamento, vicino all’Acquario in zona Porto Antico, per portare centinaia di persone verso il ponente cittadino. Questi mezzi a volte sono pericolosi quanto una passeggiata nel centro storico, nel migliore dei casi sono pieni di gente mezzo addormentata, ubriaca.
Venerdì notte, mentre aspettavo il bus, un uomo mi si avvicina: ha un pacchetto di tabacco ed ha bisogno di una cartina. Ha visto che stavo fumando una sigaretta girata e quindi si è rivolto a me. Quando gli ho allungato la cartina, mi ha chiesto di girargli per favore una sigaretta, poiché lui non era capace. Di solito non lo faccio, ma ho deciso di fare un’eccezione, così nel frattempo ci siamo messi a chiacchierare. Il suo nome è Viorel, mi ha detto, “come Fiorello in italiano, ma con la V”, e ne veniva da Strasburgo. Abita in Italia ma è romeno.
“Strasburgo in Francia, sedici ore di treno per tornare qui. Ma almeno qui non fa così tanto freddo.”
Ha gli occhi chiari ed i lineamenti tipici dei popoli balcanici. Sorride moltissimo. Mi dice di essere felice in Italia e di essere preoccupato per suo figlio, che si sta laureando in economia in Romania. E’ vestito male e non molto pulito, ma non sembra importargliene. Vuole offrirmi un caffè, ma declino: è quasi l’una e mezza di notte e quello che sta per partire è l’ultimo bus.
Gli dico che a Strasburgo non ci sono mai stata; lui tira fuori una mappa della città e mi fa vedere una delle chiese principali, mi mostra dove è stato. Poi mi dà la mappa: non gli servirà più, comunque. Non serve neppure a me, quella mappa in francese di una città che forse non visiterò mai in vita mia, ma la accetto e sorridiamo. Sopra c’è un’indicazione, scritta a penna, per raggiungere la Chiesa di Genova Quarto.

collage strasbourglDopo esserci salutati alla sua fermata ho riflettuto sull’incontro, e sul dono inaspettato che uno sconosciuto aveva deciso di farmi a caso, in una notte di venerdì ad una fermata dell’autobus alla quale non parlo mai con nessuno. Ho pensato che una mappa sia un regalo bellissimo e con un significato molto profondo in un momento come quello che sto attraversando, confuso e allo sbando. Credo il destino abbia voluto dirmi qualcosa: sarò anche persa, ma con una simbolica mappa, magari incomprensibile ed al di fuori delle mie solite destinazioni, troverò di nuovo la via.

Niente capita per caso. Grazie Viurel, buone feste anche a te!

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