Il Giardino di Tugnin a Campo Ligure: sculture e miti greci nell’entroterra genovese

Metti un piatto di ravioli in trattoria nell’entroterra ligure. Metti che dopo pranzo, di domenica, nel paesino umido e grigio non si sappia che fare. Metti allora che il mio amico Danny stia frequentando un corso da “Tecnologo del legno” e conosca un piccolo parco disseminato di tronchi d’albero scolpiti: si trova a Campo Ligure e siamo tutti d’accordo sul volerlo visitare. Quel che ci troviamo di fronte, tuttavia, ci lascia senza parole.

Il piccolo parco si chiama “Il giardino di Tugnin” (Tonino in genovese) e ad annunciarcelo troviamo un’insegna sull’ingresso principale:

DSC_0015klQuest’area è frutto del lavoro di un gruppo di amici/artisti, primo tra tutti il famoso Tugnin, che hanno deciso di conservare le opere in legno dello scultore Gianfranco Timossi in questo giardino all’ombra della torre del Castello di Campo Ligure. Le opere sono di grandi dimensioni, scolpite nei tronchi d’albero che vengono spediti all’artista dalle aziende di legname della zona: egli parte dalle forme naturali del legno per creare potenti sculture ispirate per lo più alla mitologia greca. Perché proprio il mito greco? Come ci spiega un simpatico signore che decide di accompagnarci in giro per il giardino, il tema particolare è retaggio della permanenza di Timossi a Rodi, dove ha affinato la sua tecnica scultorea esercitandosi sui legni d’ulivo.

Le prime sculture che incontriamo sono gigantesche e ci lasciano senza fiato: non ci aspettavamo davvero di trovarci di fronte ad un lavoro del genere.

Il mito di Prometeo, condannato da Zeus ad essere incatenato ad una rupe della Scizia e ad avere le viscere divorate di continuo da una gigantesca aquila, rivive di fronte ai nostri occhi:

DSC_0017klSegue poi la “Danza delle Muse“, dove le bellissime divinità sembrano addirittura fiorire dal tronco grezzo, infuse allo stesso tempo di pathos e grazia:

DSC_0019klSi stacca dal tema principale la scultura successiva: “Figli di un dio minore” è un omaggio a tutte le etnìe diverse da quella occidentale, spesso considerate in qualche modo peggiori dalla nostra società.

DSC_0024klSalendo poi per il Sentiero di Tugnin, si trovano altre opere coperte da singole, piccole tettoie, tutte costruite e finanziate dal gruppo di amici:

Continua la carrellata di miti con la “Dafne” ritratta durante la trasformazione in pianta di alloro:

lSeguita da “Icaro“, già munito di ali di cera, che volge il proprio viso al sole:

DSC_0033klIn piedi, mentre traghetta le anime su un immaginario Stige, troviamo “Caronte“: purtroppo questa è una delle sculture in legno d’olivo che pian piano si stanno rovinando a causa delle intemperie e dell’umidità.

DSC_0034klIl signore che ci accompagna nella nostra visita ci dice che i fondi per la gestione del giardino e della fruibilità delle opere al pubblico sono tutti a carico del gruppo di amici. Sconsolato, ci fa notare come siano tutti decisamente anziani: se il Comune non fa qualcosa, dopo la loro scomparsa le opere verranno lasciate a se stesse, e quindi distrutte.

Tra le opere disseminate sul sentiero, spiccano poi “Inferno”, “Purgatorio” e “Paradiso”, ispirate all’opera di Dante Alighieri. La mia favorita è l'”Inferno“, un groviglio di corpi dannati che esplode dal tronco di legno, con in mezzo addirittura una Salomè che innalza la testa di San Giovanni Battista.
(Cliccate sulle immagini qui sotto per vederle più grandi)

Pur se non così affini alla materia lavorata e piene di particolari, molto belle, comunque, anche “Purgatorio” e “Paradiso“:

Il percorso artistico del Giardino di Tugnin si conclude con una composizione dedicata alla celebre eruzione del Vesuvio, intitolata infatti “Pompei 79 d.C.“, dove una famiglia si abbraccia durante l’agonia mentre la lava sta già divorando i loro corpi:

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Di lato, sul sentiero, noto un’altra statua, più piccola e grezza questa volta: un uomo anziano, forse proprio Tugnin, fuoriesce da un piccolo tronco per portare un messaggio: “Benvenuti a chi ci vuole bene”.

E questa frase è di certo in linea con lo spirito del luogo: appena finito il nostro piccolo tour, il signore che ci ha accompagnati in giro ci invita nella casetta di legno nel mezzo del giardino e ci offre da bere. Chiacchieriamo a lungo mentre altri signori si aggiungono pian piano: uno è proprio Tugnin, un signore timido timido al quale tutti vogliono molto, molto bene. Si siede in un angolo, non sembra nanche casa sua, ma lo sanno tutti lì dentro, anche noi, che senza di lui probabilmente nulla di tutto quel che abbiamo visto sarebbe stato possibile.
Aspettiamo ancora, sperando di incontrare lo scultore Timossi, ma purtroppo siamo in ritardo per altri impegni e dobbiamo andare. Ci allontaniamo ridendo e sentendoci bene (no, non è la grappa) perché questa avventura inaspettata ci ha scaldato il cuore. Se vi capita, fermatevi a Campo Ligure e cercate questo luogo incredibile: le sculture sono meravigliose, ma sono solo la punta di un iceberg 🙂

Concludo l’articolo con l’unica opera in pietra presente nel piccolo parco, perché, visto quel che ho appena raccontato, direi che si tratti di un soggetto decisamente in tema: proprio all’ingresso del giardino è posta la “Fontana dell’Ospitalità“. Oltre alle simbologie legate a Campo Ligure, come i tre rivoli d’acqua che escono dalla bocca del mascherone centrale, rappresentanti i tre fiumi che attraversano il paese, le due figure scolpite nella pietra formano una scena dai significati importanti: una donna offre da bere ad un uomo, forse uno straniero, un pellegrino.

DSC_0014klE, alla luce della nostra esperienza, non c’è alcun dubbio che al Giardino di Tugnin la parola d’ordine sia proprio “ospitalità”.

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