#dilloinitaliano: una petizione per salvare la nostra lingua

Oggi vorrei condividere un’iniziativa che reputo importante: mi farebbe piacere che voi che passate da qui firmaste la petizione #dilloinitaliano lanciata da Annamaria Testa per portare all’attenzione di tutti l’utilizzo ormai troppo ampio di termini stranieri a scapito di quelli italiani in vari ambiti, dalla vita quotidiana al linguaggio istituzionale ed ufficiale.

IpinZiconBFUlIN-800x450-noPadPosto che Bohemian Wanderer è un blog che parla della vita tra due nazioni, tra cui una di lingua inglese, ed è bilingue (per scelta), e che vi sono termini insostituibili provenienti da altri idiomi che arricchiscono il nostro, mi trovo d’accordo con la petizione, anche in seguito a riflessioni personali: di giorno in giorno ho iniziato a notare troppo spesso l’utilizzo di termini stranieri, in particolare inglesi, al posto dei corrispettivi italiani (e non intendo la Commutazione di Codice, o Code-Switching, di cui ho parlato altrove). A mia volta, quando ho iniziato a scrivere questo blog, per il quale puntavo ad un pubblico internazionale, mi sono ritrovata di fronte alla scelta tra italiano ed inglese: scrivere gli articoli ed in seguito tradurli è lavoro doppio, quindi inizialmente avevo pensato alla possibilità di scrivere solo in inglese raggiungendo un pubblico più vasto a livello internazionale con la metà del lavoro. Ho creduto però, e lo credo ancora, che mantenere la mia lingua madre ed avere una traduzione degli articoli sia una ricchezza per la quale valga la pena di lavorare quel poco in più.

Che sia per moda, per pigrizia o per far sì che i messaggi raggiungano un pubblico più vasto, non importa; la lingua è parte integrante della cultura di una nazione e ne rispecchia le tradizioni, i modi di pensare e di dire, l’identità. L’italiano, in particolare, ha una varietà di vocaboli ed una profondità di significati stupefacenti ed affonda le sue radici nella nostra antichissima storia. Perché perdere una componente così importante della cultura del nostro paese?

La petizione coinvolge anche l’Accademia della Crusca, che si fa portavoce dell’iniziativa presso il Governo per far sì che nel momento in cui si debba scegliere tra un vocabolo in italiano ed il suo corrispettivo in altra lingua, la scelta ricada sul primo. Questa buona pratica applicata al linguaggio ufficiale renderà meno scontato l’utilizzo di termini stranieri nel linguaggio quotidiano. Semplice, no?

Quindi firmate, firmate, firmate. E riflettete prima di usare un vocabolo: salvare la nostra lingua è davvero questione di pochi secondi.

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