Documentario: “Il libraio di Belfast” di Alessandra Celesia McIldruff

“Quanto vorrei essere una cantante”
“Sono convinto, Jolene, che se ami una cosa devi farla con passione. Se ti piace quel che fai, non ambire a nulla in particolare. Ho venduto libri per più di 40 anni. Non l’ho mai fatto per diventare ricco. L’ho fatto perchè amavo farlo.”

8033650559668Scrivo questo articolo proprio da Belfast: poco fa mi sono seduta sul divano in salotto e goduta i 55 minuti di documentario consigliatomi qualche mese fa dalla mia amica Annarita, “Il libraio di Belfast“. Quando me lo aveva segnalato avevo guardato il trailer e capito immediatamente che avrei avuto bisogno di un po’ di tempo per guardarlo e godermelo: non potevo (e non volevo) di certo infilarlo tra un impegno e l’altro. Mi era già chiaro che un film del genere va vissuto; tanto più per me, che Belfast la conosco, ma non bene. Ne ho assaporato l’atmosfera, ma non l’ho mai vissuta per davvero. Sino ad adesso, quando scrivo da una casa di quelle tipiche nel sud-est della città, tra un supermercato Tesco ed un parco. Incredibile come, cercando di ritagliarmi un momento di quiete da dedicare a questo piccolo ritratto di città, tutto, in qualche modo, è andato a combaciare perfettamente.

Nel documentario di Alessandra Celesia McIldruff troverete alcuni elementi chiave di Belfast: libri, musica e contrasti. Si vede poco della città fisica, ma molto della sua anima. Seguendo la storia del libraio John Clancy, o John the Book, conosceremo anche quelle di Jolene, cameriera e studentessa con il sogno di diventare cantante, Robert, punk con la passione per la musica classica, l’Italia e il Far West, e Connor, rapper pieno di cicatrici che ama la propria città. Tutte queste persone hanno in comune ben di più di un luogo fisico: quel che le lega tra loro ed al libraio di Belfast sono i sogni. Sullo sfondo la città, con i suoi ben conosciuti contrasti che ancora feriscono ed a volte spaventano, ed in primo piano piccole, grandi vicende: il letto che Clancy non vuole cambiare, perché lì è morta la madre e, se Dio vuole, anche lui ci morirà, la partecipazione di Jolene a X-Factor, la vita quotidiana di Robert e Connor. E l’amore per i libri, che “John the Book” cura, segue, impara a memoria e racconta, come storie nella storia. Il terribile rogo della sua libreria, che scomparve in un attentato: “l’anima di Belfast bruciò il 27 Maggio 1974 e non tornerà più indietro” sussurra Clancy sfogliando un libro, “non ci si rende conto di quel che bruciò con quel negozio.” E poi, quasi come un mantra, continua a sussurrare “These days are over, questi giorni sono finiti” mentre gira ad una ad una le pagine di un libro sulla storia di Belfast.

Profondo e toccante, ma anche divertente: proprio come Belfast. Lo consiglio a tutti coloro che vorrebbero sapere di più sulla capitale dell’Irlanda del Nord: è un ritratto fedele della vita, quella delle persone e non delle notizie e delle guide turistiche, in Irlanda del Nord.

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