[Infografica] Dentro la mente di un freelance

La vita del freelance, così come quella del nomade digitale, non è tutta rose e fiori: non sono sempre in vacanza e la mia situazione lavorativa ed abitativa sono strettamente legate, ergo se, come in questi ultimi giorni, mi trovo a combattere con convivenze infelici (capità più spesso di quanto immaginiate, ma magari ne parleremo in un prossimo post) e nel frattempo devo lavorare sodo per nuovi (bellissimi, per altro) progetti in cantiere, può capitare che mi dimentichi per quale assurdo motivo io abbia scelto questa via piuttosto che quella su molti aspetti più easy.

Poi, nei miei innumerevoli giri sul web, mi iscrivo alla newsletter di The Freelancer by Contently e mi arriva dritta dritta nella posta questa infografica: cosa c’è dentro la mente di un freelance? Cosa lo spinge a diventare indipendente? Ecco, appunto 😉

L’infografica risale al 2012 ed è stata creata da un’agenzia di recruitment chiamata 24seven sulla base di una ricerca svolta nel campo del freelancing.

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Direi che, leggendo i dati, il mio caso non è un’eccezione; sì, le ragioni principali sono proprio quelle elencate: flessibilità e libertà vengono in testa; poi, per quel che mi riguarda, di certo ci sono anche la volontà di controllare la mia carriera e di avere più opportunità di lavoro.
Sono d’accordo con i fattori che rendono la vita di un freelance felice, ovvero in generale quanto viene pagato il mio lavoro, l’equilibrio vita personale/lavorativa e la flessibilità di orari, ma aggiungerei la possibilità di lavorare da qualsiasi luogo, quindi viaggiando, che nel mio caso è un jolly non da poco. Nei fattori che tengono sveglio un freelance la notte, invece, credo manchi il grande problema che affligge un po’ tutti: i pagamenti spesso in ritardo e le tasse invece salatissime e puntualissime. Mi associo per quanto riguarda la mancanza di un percorso chiaro, perché effettivamente ogni tanto ci si ritrova a fermarsi un attimo e chiedersi esattamente cosa si stia facendo e dove si arriverà…non solo nella vita ma anche riguardo i vari lavori!
Sembra poi che il grado di felicità dei freelance sia più alto di quello dei dipendenti, ma su questo non mi pronuncio perché è decisamente relativo e cambia a seconda della persona (in genere si pensa che l’essere indipendenti sia quello che farebbe chiunque se solo ne avesse la possibilità, ma ho amici perfettamente felici di essere dipendenti e che non tenterebbero la via del freelance neppure sotto tortura) e della situazione.
Per quel che riguarda i numeri, infine, io faccio parte di quella che sembrerebbe la maggioranza: sono donna e sono nel mio quinto anno come indipendente (e non ho alcuna intenzione di smettere, ve lo assicuro 😉 ).

E voi, siete d’accordo con questi dati? Lasciatemi la vostra opinione nei commenti 🙂

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3 Comments

  • E sono d’accordo con te, su tutto. Aggiungerei, tra le cose che tengono svegli la notte, la difficoltà di trovare persone che diano valore al tuo lavoro. Un po’ troppi, a mio parere, quelli che “vabbè, son capace anche da solo a gestirmi i social – il sito – il blog – etc”. Se c’è un costo, è perché hai chiamato un professionista. Poi, certo, il fai da te ci può stare: ma non pensare di ottenere risultati. Orto… 🙂
    Erika recently posted…A proposito di propositiMy Profile

  • Sì, concordo con il tuo post.
    La cosa più complessa è trovare la giusta routine di lavoro, perché la gestione del tempo è fondamentale – lo sappiamo benissimo quando ci avviciniamo ad una deadline senza aver concluso granché.
    Io ho imparato a non avere eccessiva fiducia nella me “del futuro”, ché si fa come chi dice “inizio la dieta da lunedì”.
    Per questo ho iniziato ad usare una tecnica di cui mi avvalevo per lo studio, la “tecnica del pomodoro”. Il fatto di completare una casella mi dà un senso di appagamento e mi sprona a continuare a ritmo costante. Questa tecnica mi insegna anche a non eccedere. Raggiunto un numero di ore di lavoro, concludo, senza stressarmi.
    Queste almeno le cose che ho imparato su me stessa progressivamente nel tempo, da quando sono freee-lance.

    Per quanto riguarda un commento sopra, purtroppo è vero: non vi è pieno riconoscimento del nostro lavoro.
    Un caro saluto,
    Maria Pia

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