Esercizi periodici di coraggio: uscire dalla propria comfort zone

Oggi vi racconto una storia che finisce con una morale, come in quelle di Esopo che leggevo da piccola.

E’ una storia di coraggio e la protagonista sono io. Premetto che non sono affatto una persona particolarmente coraggiosa, sono anzi piena di paure, insicurezze e paranoie e passo gran parte del mio tempo a combatterle e dimostrarmi che posso superare tutto questo.
Proprio per questo ogni tanto decido di sforzarmi e di fare qualcosa che mi faccia sentire “a disagio”, che mi faccia uscire dalla mia comfort zone; è difficile, soprattutto all’inizio, ma pensatelo come andare in palestra: dopo qualche tempo farete l’abitudine al primo esercizio, che diverrà quindi normale per voi, e potrete spingervi ancora più in là.

shutterstock_286118273Mercoledì sera per la prima volta in vita mia e dacché sono a Belfast ho salutato Stevie, sono uscita e sono andata da sola ad un evento in città. Si trattava del Belfast Bloggers Meetup.

Dawn del coworking WabiSabi lo aveva promosso e io morivo dalla voglia di andarci, tanto più che sto cercando di crearmi dei contatti (e chissà, magari anche qualche amico prima o poi ;)) qui a Belfast; insomma, dopo qualche remora ho deciso di andare.

Come potete immaginare non conoscevo nessuno ed ero piuttosto nervosa a causa della mia timidezza e della partecipazione ad un evento in una lingua che non è la mia (lo so, lo so: parlo e comprendo l’inglese molto bene, ma non riesco ancora a farci l’abitudine), con persone che hanno abitudini sociali diverse (se aveste dubbi, ve lo confermo io: anche se siamo tutti occidentali, vi assicuro che rimangono grandi differenze nei modi di comportarsi e relazionarsi tra Italia e mondo anglosassone). Inoltre non avevo ben chiaro cosa sarebbe successo durante le due ore di incontro ed ero terrorizzata all’idea di dovermi eventualmente presentare in pubblico (col mio accento italo/irish!!!) o magari di non essere nel luogo giusto: dopotutto si trattava di un meeting di bloggers di Belfast, e io sono italiana e vivo qui solo per metà…Insomma, sono certa che per alcuni di voi la partecipazione ad un evento del genere sarebbe una passeggiata, magari anche molto divertente, ma per me non è stato affatto semplice. Mentre camminavo per le vie di Belfast sola soletta, con il mio mp3 nelle orecchie, tutte queste paranoie si alternavano e prendevano campo.

Respira, respira, respira: in lontananza già si scorge il luogo del meetup 😉

Finalmente arrivata ai Farset Labs, luogo che già conoscevo di fama e avevo incontrato durante la mia ricerca sui coworking a Belfast, sono entrata nella stanza dell’evento e ho preso posto; per una volta in vita mia ero in super anticipo: avevo capito male l’orario 😀

At #belfastbloggersmeetup! Very curious about this 😉

Una foto pubblicata da Maettina (@maettina) in data:

Qui la parte peggiore della storia: quando sono entrata c’era un’emittente televisiva che stava intervistando uno degli organizzatori; per non trovarmi nel mezzo mi sono seduta in un angolo, ma lì sono rimasta, isolata, anche quando il resto delle persone hanno iniziato ad arrivare: dopo qualche tempo non sapevo come attaccar bottone, e percepivo gli sguardi degli altri presenti, che a loro volta erano a disagio.

Come uscire da una situazione del genere? 20150819_201126bEcco, da brava italiana una volta di più (era capitato anche al mio primo coworking day) sono stata salvata dal caffè: appena arrivate tazze e caraffe (perdonatemi, o connazionali: non era espresso, ma ogni tanto bisogna adattarsi alle usanze del luogo) mi sono decisa, ho lasciato il mio angolo e mi sono avventurata in mezzo agli altri blogger. Lì ho iniziato a parlare con due colleghe e finalmente mi sono sentita meno un pesce fuor d’acqua. Da qui in avanti le cose sono andate meglio: dopo poco sono iniziati gli interventi in programma, nei quali alcuni blogger hanno parlato delle proprie esperienze. In particolare l’evento si è concluso con un intervento di un SEO professionista e io mi sono addirittura arrischiata a fare una domanda!

Insomma, alla fine è stata un’esperienza meno spaventosa di quel che avevo previsto: nessuno mi ha fatta sentire fuori posto perché straniera e la naturale predisposizione irlandese alla socializzazione ha aiutato molto. Quando l’evento è finito, mi sono incamminata all’appuntamento con Stevie, che mi aspettava in un club, e come mi sentivo fiera e coraggiosa camminando nuovamente sola per le vie di una città straniera dopo aver partecipato a un evento al quale qualche anno fa non sarei mai andata…che soddisfazione!

Morale: conoscere gente quando si è all’estero, soprattutto quando si tratta di persone locali e di ambienti professionali, non è semplice. Ciò nonostante, spesso e volentieri siamo noi stessi i nostri peggiori nemici: adagiarsi è facile, chiudersi nei confronti dell’esterno per paura di non essere accettati anche; per questo, di tanto in tanto, bisogna ricordarsi di fare qualcosa che ci fa sentire a disagio. La soddisfazione di superare la paura e dimostrare a se stessi il proprio cuor di leone non ha prezzo!

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