“Il deserto dei Tartari” – La morte di Angustina

Come il vento ebbe una pausa, Angustina rialzò di qualche centimetro il capo, mosse adagio la bocca per parlare, gli uscirono soltanto queste due parole: “Bisognerebbe domani…” e dopo più nulla. Due parole soltanto e così fioche che neppure il capitano Monti si accorse che lui aveva parlato.

Due parole e la testa di Angustina si ripiegò in avanti abbandonata a se stessa. Una delle sue mani giacque bianca e rigida dentro la piega del mantello, la bocca riuscì a chiudersi, di nuovo sulle labbra andò formandosi un sottile sorriso. (Traendolo via la portantina, egli staccò gli sguardi dall’amico e volse il capo dinanzi, in direzione del corteo, con una specie di curiosità divertita e diffidente. Così si allontanò nella notte, con nobiltà quasi inumana. Il magico corteo andò serpeggiando lentamente nel cielo, sempre più in alto, divenne una confusa scia, poi un minimo ciuffetto di nebbia, poi nulla.)

“Che cosa volevi dire, Angustina? Che cosa domani?” Il capitano Monti, uscito finalmente dal suo riparo, scuote con forza per le spalle il tenente per fargli riprendere vita; ma non riesce che a scomporre le nobili pieghe del militaresco sudario, ed è un peccato. Nessuno dei soldati si è ancora accorto di quanto è successo.

Imprecando il Monti, gli risponde solo, dal precipizio nero, la voce del vento. “Che cosa volevi dire, Angustina? Te ne sei andato senza terminare la frase; forse era una cosa stupida e qualunque, forse un’assurda speranza, forse anche niente.

Dino Buzzati – “Il deserto dei Tartari”

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