La mattina dopo.

black-windows_542931Che disperazione leggere quel che è accaduto la notte scorsa a Parigi, e che disperazione leggere i tanti commenti che oggi mi rendono Facebook e gran parte del web infrequentabili. Lo sappiamo bene che l’odio genera odio, ma vedere il vecchio detto all’opera è sempre spaventoso, e leggere e osservare molti accanirsi come cani rabbiosi contro i più deboli – coloro che sono scappati da guerre che non volevano, come forse noi domani – mi spaventa ancor più.

Sarà che qui, quando cammino per le strade e parlo con la gente, sono io l’immigrata e ogni tanto qualcuno mi tratta anche “come tale”, dandomi il ben servito che secondo tante voci lette oggi sarebbe giusto.
Sarà che vengo da un popolo di migranti e il mio compagno da un altro popolo di migranti, e prima o poi uno dei due finirà comunque a vivere in un paese straniero e, che sia io o Stephen, certi comportamenti faranno male comunque.
Sarà che ho due amici, uno parigino e uno rifugiato siriano, e stamattina, lette le notizie, mi sono chiesta se entrambi stessero bene. E continuo a pensare che, se fossimo stati tutti a Parigi, con molta probabilità ci saremmo ritrovati a quel concerto: un’italiana, un nordirlandese, un francese e un siriano. Che differenza avrebbe fatto la nazionalità, nel caso uno di noi fosse stato colpito?

Non confondiamo il crimine con la cultura e resistiamo alla tentazione di diventare bestie noi stessi: non facciamoci rubare l’anima, restiamo umani.

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