Crumlin Road Gaol, l’antica prigione di Belfast tra condanne a morte e fantasmi

La Crumlin Road Gaol è un'attrazione promossa con un certo entusiasmo a Belfast: la vecchia prigione della città, ormai chiusa dal 1996, è famosa per esecuzioni e storie di fantasmi.

La mia opinione è che valga sempre la pena di visitare i luoghi chiave di ogni città; tuttavia, quando si parla di edifici storici, non sempre si tratta di location piacevoli. Proprio quello di oggi è il caso: sono andata in visita alla Crumlin Road Gaol di Belfast e non mi sono resa conto di quanto questo tour potesse risultare emotivamente pesante sino a che non mi ci sono trovata di fronte.

La Crumlin Road Gaol è un’attrazione promossa con un certo entusiasmo a Belfast: la vecchia prigione della città, che prende il nome dalla via nel quartiere nord nel quale è situata, è ormai chiusa dal 1996, ma non per questo meno da brividi.

Come molti edifici di Belfast (v. la Queen’s University e la Palm House in Botanic Gardens), anche la Gaol è stata progettata da Sir Charles Lanyon e risale quindi all’epoca vittoriana: sia l’edificio del carcere che la Courthouse (la Corte di Giustizia) di fronte sono stati costruiti tra il 1843 e il 1845 sul modello di Pentonville vicino a Londra, e quel che vediamo e che si può visitare è solo una piccola porzione di un complesso che comprende diversi edifici e addirittura anche un cimitero.

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Proprio l’ormai fatiscente Courthouse è l’edificio che attrae lo sguardo una volta arrivati in Crumlin Road: bellissima e misteriosa, ancor più a causa dell’evidente abbandono che ha fatto crollare il tetto e in parte murare le finestre prive di vetri, si estende dall’altro lato della strada rispetto al carcere, che invece è ristrutturato.

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Entriamo e veniamo indirizzate verso l’inizio del tour; potevo lasciarmi scappare una foto da detenuta? Ovviamente no! Purtroppo sembra io non abbia una faccia da galera particolarmente convincente, dato che gli altri visitatori si sono sentiti in dovere di ricordarmi che non si sorride nelle foto segnaletiche!

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Appena arrivata, la guida fa sedere tutti in una stanzetta e spiega alcune norme di sicurezza: in particolare, il problema principale sembrerebbe essere quello delle persone che si allontanano dal gruppo e si perdono, essendo la prigione molto estesa e in alcuni punti labirintica. Chiede anche se vi siano tra i visitatori presenti ex galeotti: spiega come spesso capiti che chi è stato prigioniero in passato voglia tornare a vedere questo luogo da persona libera. Non avrei mai immaginato una cosa del genere fosse possibile, invece è molto comune. La guida dice che gli ex prigionieri, tra l’altro, sono quelli che si perdono più frequentemente, perché la loro percezione del luogo è completamente distorta e inoltre, spesso, sono passati davvero molti anni dalla data della loro condanna.

Dopo queste precisazioni e la nostra promessa di non vagare liberamente per il carcere, procediamo verso la prima sala: la reception.

Questa è la prima stanza nella quale venivano portati i carcerati: qui veniva assegnato loro uno stanzino (angusto e molto soffocante, più piccolo di una cabina in spiaggia per capirci) nel quale dovevano spogliarsi e lasciare i propri effetti personali nella borsa numerata appesa sulla porta.

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Da questo momento in poi sarà il numero sul sacchetto l’identificativo che prenderà il posto del nome all’interno dell’edificio. Da una porta nella sala si accedeva a una stanza per la doccia; dopo essersi lavati, i neo carcerati venivano dotati di uniforme, e da lì portati in cella.

Una cosa che la guida ci fa notare sono i pavimenti, ancora originali.

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I pavimenti sembrano essere solo una delle componenti originali del luogo: ci viene infatti detto che davvero poco è cambiato all’interno della Gaol in 150 anni. Immaginate il disagio dei prigionieri negli anni più recenti, costretti all’interno di un carcere di metà ‘800: dev’essere stata decisamente dura.

La visita continua nei sotterranei, dove veniamo accolti da un guardiano in divisa che ci ruba un sussulto prima di capire che si tratta di una statua di cera.

Perché nei sotterranei? Scordatevi celle di sicurezza nascoste sotto terra (per fortuna, direi): sotto la prigione c’è il Tunnel, il passaggio sotterraneo lungo ben 84 metri che collegava la Crumlin Gaol alla Courthouse di fronte e che veniva percorso dai detenuti quando dovevano essere processati.

Mia sorella, che è venuta in visita con me, non sembra proprio felice di scendere lì sotto 😉

E non ha tutti i torti: il Tunnel è conosciuto per le storie di fantasmi. Non è difficile capire da dove siano nate, dato che i muri della prigione nei loro più 150 anni hanno visto la detenzione secondo le rigide regole del passato anche di donne e bambini. Inoltre non è un mistero il fatto che alla Gaol sia stata messa in atto più volte (17 per l’esattezza) la pena di morte.

La guida ci indica i tubi a lato e ci racconta di come un tempo, quando la prigione era attiva, quelli fossero l’unica fonte di riscaldamento della Courthouse. Il Tunnel era il luogo più caldo della prigione, sino a risultare soffocante a causa del vapore dovuto ai tubi bollenti che facevano evaporare l’acqua che si riversava (e che troviamo tutt’ora) sul pavimento. Si diceva che le guardie che prestavano servizio nel tunnel avessero la pelle più bella di Belfast 😉

Dopo la visita al tunnel torniamo di sopra e passiamo di fronte alle cosiddette “holding cells“, le celle nelle quali i prigionieri attendevano il proprio turno per percorrere la via sino al processo. Qui una guardia poneva loro un determinato numero di domande per assicurarsi di portare nella Courthouse il prigioniero giusto.

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Subito dopo le holding cells, la visita continua nella parte nobile dell’edificio: l’ufficio e il corridorio del Governatore.

Il corridoio, uno stanzone lungo con due porte d’ingresso alle estremità, era la zona nella quale erano il dottore, il cappellano e tutti i servizi; oggi non c’è più nulla di tutto ciò. E’ rimasto invece l’ufficio del Governatore, dove si svolgeva l’amministrazione della prigione.

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Questo, ci viene spiegato, è l’unico luogo nel quale si camminasse su un tappeto e non sul nudo pavimento. La moquette è ancora quella originale. Al muro, incorniciata, la lista dei vari governatori che si sono succeduti alla direzione della Gaol sino al 1996.

Fine dei convenevoli: è ora il momento di visitare la galera vera e propria. Composta da quattro ali, conserva ancora ringhiere e scale a chiocciola in ferro originali.

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L’ala visitabile è la “C”, composta da un punto centrale sul quale si diramano gli accessi alle altre ali e alla cappella della prigione (non più esistente).

Chissà come, ma ci sentiamo immediatamente osservati.

Entriamo dunque nell’ala C, quella dove sono alcune delle celle utilizzate durante i vari periodi di apertura della prigione. Ammetto che varcare il cancello mi ha fatto una certa impressione. Quella qui sotto è la vista da dentro l’ala verso la parte “libera” del carcere. Chissà quanti prigionieri hanno posato i loro occhi innumerevoli volte su questo ambiente, sognando la libertà.
Accanto c’è la visuale verso l’interno dell’ala, con la scala che porta al piano superiore.

Percorriamo il corridoio dell’ala C e su entrambi i lati ci sono gli uffici e le celle vere e proprie con all’interno la ricostruzione di come si presentavano in passato nella realtà.

In fondo al corridorio la guida, che sino a quel momento ci ha lasciati liberi di camminare e curiosare nelle celle liberamente, richiama la nostra attenzione: avverte che chi non se la sentisse, può evitare i successivi dieci minuti di visita. Avete già capito dove siamo: stiamo per entrare nella zona riservata ai condannati a morte.

Decidiamo di farci forza ed entrare. Ho poche foto di questa parte, scattarne mi faceva sentire a disagio, quindi ve la racconterò per la maggior parte a parole.

Per prima cosa siamo entrati in una cella doppia: al suo interno un letto, una scrivania e una croce di legno alla parete. Qui è dove il condannato a morte viveva i suoi ultimi giorni; che fosse una settimana o un mese, dacché entrava qui non aveva più contatto umano se non con le due guardie che stavano nella stanza con lui per assicurarsi che non si togliesse la vita da solo, e con la sua famiglia che poteva venirlo a trovare il giorno prima dell’esecuzione. Passava 23 ore al giorno qui, e la sua ora d’aria veniva annunciata a tutto il carcere, così che gli altri prigionieri rientrassero nelle celle e non avessero contatti con lui.

Il giorno prima dell’esecuzione (non si sapeva quando fosse, poteva accadere in qualsiasi momento), il Governatore veniva a bussare alla porta per annunciare al condannato la pena di morte, generalmente per le 8 del mattino successivo. Il prigioniero aveva dunque poco più di una notte per prepararsi e durante queste ore non lasciava mai la stanza.

Verso le 7 del mattino il Governatore e un piccolo seguito arrivavano e il prigioniero doveva prepararsi alla camminata verso il patibolo. Veniva immesso nella stanza adiacente, nella quale erano solo un bagno e una libreria, e qui si faceva forza…sino a che la libreria non veniva fatta scorrere, mostrando di nascondere una porta che, spalancata, mostrava il patibolo stesso, che era stato proprio lì, per tutto il tempo pochi metri oltre lo spazio dove il condannato, ignaro, aveva vissuto i suoi ultimi giorni!

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Ve lo assicuro: quando la guida ha spalancato la porta dietro la libreria tutto il gruppo ha avuto un sussulto di orrore. Trovarsi di fronte alla forca senza il tempo di prepararsi, sino a un minuto prima ignari che fosse così vicina, è davvero uno shock, anche se non si è condannati a morte. Immaginate il malcapitato che invece quel giorno andava a morire. Il cappio nel centro è ovviamente il suo, mentre le due corde laterali servivano alle due guardie per tenerlo su: l’improvvisa vista della stanza della morte, la sorpresa e il raccapriccio, spesso facevano mancare le forze al condannato e le gambe non lo reggevano più. Le due guardie, una per lato, si aiutavano quindi con le corde per tenerlo in piedi e metterlo in posizione.

Una volta sistemato, le guardie facevano segno al boia, che assisteva alla scena dalla finestra laterale, e veniva aperta la botola sotto la forca.

Quando l’esecuzione era stata portata a termine e si era certi della morte del condannato, il corpo veniva fatto scendere al piano inferiore, nel quale c’era la stanza con una bara già pronta ad accogliere il defunto.

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Un particolare che mi ha impressionata moltissimo: nella Crumlin Gaol furono giustiziati ben 17 prigionieri, tutti uomini. I corpi vennero sepolti all’interno del cimitero della prigione, senza lapide nè nome. Secondo la credenza, in questo modo l’anima del condannato non poteva andare in pace e rimaneva per l’eternità tra le mura della Gaol: questo era parte della pena!

L’attrezzo di tortura che si vede nella foto non è originale della Crumlin: proviene da una prigione in Inghilterra e risale allo stesso periodo della gaol di Belfast, dove uno analogo veniva utilizzato per i criminali sentenziati alle frustate.

Questa è l’ultima sala del tour. La guida ci riaccompagna al corridoio del Governatore e da lì ci indica l’uscita. L’aria non è mai sembrata così fresca e Belfast così appetibile: ecco come si è conclusa la nostra visita alla Crumlin Road Gaol.


Crumlin Road Gaol
Visitor Attraction and Conference Centre
53-55 Crumlin Road
Belfast
BT14 6ST

Orari:
Tutti i giorni
First tour: 10.00
Last tour: 16.30

Più info sul sito ufficiale: Crumlin Road Gaol

Alcune foto all’interno dell’articolo sono di mia sorella, Alessandra Agrini 🙂

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