Da “Paura e delirio a Las Vegas” – Una notte al Matrix.

Ricordo una notte al Matrix, quando un autostoppista entrò con un grande zaino sulle spalle, gridando: “Nessuno vuole dell’L…S…D…? Ho qui tutto il necessario, mi serve solo un posto per cuocere.”

Il gestore gli fu addosso in un niente, mormorando: “Piano, piano, vieni qua dietro in ufficio.” Non l’ho mai più rivisto dopo quella notte, ma prima che lo portassero via distribuì degli assaggi. Grandi capsulone bianche. Andai nel bagno degli uomini a mangiarmi la mia. Ma solo metà, credo, all’inizio. Buon idea, ma dura da portare a termine in quelle circostanze.

Mangiai la prima metà, e rovesciai il resto nella manica della mia camicia Pendleton rossa… E poi, chiedendomi cosa avrei potuto farne, vidi uno dei musicisti che entrava. “Qual è il problema?” mi fece.

“Be’,” dissi, “tutta questa roba bianca nella mia manica è LSD.”

Non disse niente: mi afferrò il braccio e cominciò a succhiarlo. Una scena molto volgare. Mi chiesi cosa sarebbe accaduto se fosse entrato qualcuno del tipo giovane-agente-di-cambio-amante-del Kingstone Trio e ci avesse colto sul fatto. Che andasse a fanculo, pensai. Con un po’ di fortuna, si sarebbe rovinato la vita – pensando sempre che dietro una porticina, in tutti i suoi bar preferiti, uomini con camicie Pendleton rosse stessero cavando sballi inimmaginabili da cose che lui non avrebbe mai nemmeno conosciuto. Sarebbe mai stato capace, lui, di succhiare una manica? No, probabilmente. Stai alla larga. Fai finta di non aver visto nulla…

Hunter S. Thompson

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