HR Giger e Vali Myers: una visita al Giger Museum e Bar a Gruyères

Fuori la fiabesca Gruyéres, con il suo romantico castello e le insegne a Gru in ferro battuto, dentro un viaggio di quattro piani nel mondo di sesso, alieni e creature gottesche di un artista unico; oggi, come promesso, dedico un articolo all’attrazione che mi ha fatta  viaggiare per più di due ore sulle strade elvetiche: il Giger Museum, il museo dedicato al lavoro di H. R. Giger.

H.R.Giger

Nato nel 1940, Hans Ruedi Giger è stato un incredibile artista contemporaneo autore di opere che vanno dalla pittura (soprattutto ad aerografo) alla scultura, da disegni e schizzi a copertine di album e artwork vari, famoso in primis per la creazione della creatura protagonista del film Alien di Ridley Scott, con il quale vinse anche un Oscar nel 1980. Le sue opere hanno radici nel mondo del surrealismo e del simbolismo e sono caratterizzate da tematiche spesso forti e grottesche, sessualmente esplicite e provocatorie sia concettualmente che esteticamente.

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H.R.Giger in 1985 By Kedar Misani (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

Il Giger Museum

Come saprete se avete letto il mio precedente articolo su Gruyères, sono fan di Giger da lunghissimo tempo e tanti erano gli anni da cui sognavo di visitare il suo museo/casa, ospitato all’interno di un piccolo castello nella Svizzera Francese. E’ scontata la mia emozione quando, finalmente, mi sono trovata di fronte alle sue porte di ingresso!

Il Giger Museum, aperto il 20 Giugno del 1998, ha la sua sede nel caratteristico Château St Germain, situato nel cuore della fiabesca città medievale fortificata Gruyères; acquistato dall’artista proprio nel 1998, ospita al suo interno la più vasta collezione permanente di opere di H.R.Giger.

Immaginate di camminare per una cittadina di quelle delle fiabe: una piazza del mercato disseminata di botteghe con insegne di altri tempi, una fontana nel mezzo, case medievali dalle facciate dipinte e mura di pietra tutto intorno, sul panorama aperto, verde, infinito. Poi, all’improvviso, salendo verso il Castello di Gruyères, una piazzetta; uno sguardo sulla destra e non c’è dubbio, siamo arrivati: le opere di Giger, con il suo stile inconfondibile, sono lì, ad accoglierci già dall’esterno dell’edificio che ospita il museo.

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La statua di uno dei suoi bambini proiettile, una delle opere che ho consumato con gli occhi a suon di sfogliare il libro ARH+, è lì, proprio di fronte ai miei occhi, su un muretto a spezzare l’atmosfera incantata della cittadina e dei turisti colorati che camminano per le sue stradine caratteristiche, a marcare un avamposto di un’altra dimensione oscura e distorta. Insieme alla statua, accanto all’ingresso c’è la riproduzione scultorea di una delle opere più famose dell’artista, “Birth Control”, originariamente un dipinto, dalla quale viene il personaggio appena incontrato.

Il pavimento medievale di Gruyères ha lasciato il posto a quello che ci accompagnerà per tutto il percorso interno al museo: un susseguirsi di simboli e disegni intagliati direttamente nel cemento.

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A questo punto non sto più nella pelle, sono emozionatissima: dobbiamo entrare!

Dentro, il museo è cupo: l’ingresso con la biglietteria è una sala scura, costellata di opere e merchandise (ahimè, decisamente fuori budget per i miei canoni); paghiamo l’ingresso (12,50 CHFR) e veniamo immediatamente avvisati che all’interno del museo non è possibile scattare fotografie (infatti in questo articolo troverete solo quelle di Wikipedia, dato che le altre sono protette dal diritto d’autore e non le posso pubblicare): nessuno di noi se la sente di rischiare una salatissima multa svizzera.

Iniziamo a salire le scale: sono di legno, scricchiolano sotto i nostri piedi e sono intagliate con i simboli che già avevamo incontrato nella pavimentazione esterna. E nere, ovviamente. Arrivati al piano, ecco le prime opere: alcune tele a olio (ma davvero a olio? Giger era così bravo da far sembrare aerografo anche gli olii). Che emozione, dopo tutti questi anni, vederle dal vivo! Non nego di aver avuto il terrore di rimanere delusa, dopo la miriade di volte che avevo visto le opere sui libri; invece sono ancora più incredibili: imponenti, nitide, bellissime, incubi di nebbia e colori cupi, spezzati da paesaggi fantastici, da far tremare.

3f43d62a51a93ba25ed9687f938733a6Il resto del primo piano del museo è una raccolta composta soprattutto da statue e modelli originali, sia delle creature che dell’astronave, provenienti dal set di Alien e Alien III; ci sono anche gli schizzi progettuali originali e una delle poltrone interne alla nave. Ci camminiamo intorno e vi assicuro che non scattare foto è un’impresa davvero ardua: chi non vorrebbe essere immortalato accanto ad Alien almeno una volta, anche solo con la fotocamera di un cellulare? Sotto una delle scale c’è anche l’Oscar vinto nel 1980 per gli effetti speciali del primo film.

Lateralmente si trova un’apertura coperta da una tenda, dalla quale proviene una luce rossa; ci avviciniamo: un cartello avverte che si tratta della sezione VM18 della collezione. Già, perché parte della produzione dell’artista è decisamente non consigliata alla visione dei bambini o di adulti con gusti troppo sensibili: si tratta di una sezione composta soprattutto da schizzi a china su carta, spesso accompagnati da lunghi periodi scritti a mano in tedesco (peccato non vi siano traduzioni all’interno della sala), dove l’erotismo più libero e provocatorio si mescola all’amore di Giger per il grottesco. Per me notevole, dato che li conoscevo già in minuscola parte grazie al volume della Taschen, per molti altri visitatori (come risulta chiaro dalle recensioni Tripadvisor) un incubo. La mia opinione? Appoggio completamente le visite ai musei in tutte le salse, ma forse prima sarebbe meglio informarsi su cosa si stia andando a visitare. Insomma, il Giger Museum non è per tutti i gusti, certamente non per tutte le età.

The cover of the Taschen book "HR GIGER ARh+"
The cover of the Taschen book “HR GIGER ARh+”

Continuiamo la nostra visita e ho la possibilità di vedere dal vivo gran parte delle opere più celebri: le sale sono un tripudio di quadri ad aerografo, sculture e assemblaggi in metallo, e alcuni pezzi di arredamento parte della produzione dell’artista come designer.

All’ultimo piano, infine, ci sediamo per qualche tempo in una saletta nella quale viene trasmesso un documentario: deve risalire all’ultimo periodo di vita dell’artista, dato che vi appare un Giger anziano e malfermo, ma non capiamo moltissimo essendo in tedesco con sottotitoli francesi. Il resto del piano è dedicato alla collezione privata dell’artista, composta da opere di altri autori accomunate da un deciso filo conduttore: quello del gusto per il fantastico e il grottesco, lo stesso che serpeggia tra i lavori dell’artista.

Vali Myers

Ulteriore scoperta è quella che abbiamo fatto visitando la piccola galleria annessa al museo: qui vengono ospitati altri artisti, spesso in linea con l’immaginario gigeriano. Durante la mia visita erano esposte le opere di Vali Myers, artista, performer e musa che attraversò Europa e America durante gli anni ’50 e ’60. Una sorpresa bellissima, che ha aggiunto meraviglia a quella che già provavo per aver coronato uno dei sogni che mi portavo dietro sin da ragazzina.

Il Giger Bar

Ne esistono solo due nel mondo (un terzo era in Giappone, ma Giger non lo ha mai riconosciuto e in seguito ha chiuso): uno a Chur, città natale dell’artista, aperto dal 1992, l’altro a Gruyères, di fronte al Giger Museum, più recente. Mettere piede sotto le volte biomeccaniche progettate da Giger, camminare in sale comporte da colonne vertebrali incrociate, e sedermi su una delle sedie progettate per il trono Harkonnen in Dune, era un altro dei miei sogni e…indovinate? Anche questo si è avverato!

Infatti, subito dopo aver concluso la nostra visita al Giger Museum, gli occhi ancora pieni delle incredibili opere dell’artista, siamo andati a prendere qualcosa da bere a uno dei tavolini del Giger Bar di fronte; non immaginatevi un locale immenso, tutt’altro: noi siamo stati abbastanza fortunati e abbiamo trovato un tavolo libero subito, ma dopo di noi alcuni turisti hanno dovuto aspettare un po’ per accomodarsi. Che emozione sedere su una delle fantastiche poltrone progettate da Giger!

Jpeg

Qui finalmente ho potuto scattare qualche foto, ma, tenetelo a mente, potete farlo solo consumando qualcosa (e, come ovunque in Svizzera: occhio ai prezzi! 😉 ).

Informazioni:

MUSEUM HR GIGER
Château St. Germain
1663 Gruyères
E-Mail: info@hrgigermuseum.com

Sito ufficiale: HR GIGER MUSEUM

Grazie a Ciagula e Martin per aver reso possibile la visita! 🙂

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