“Lucky” di Alice Sebold: il tunnel scuro dal quale viene “Amabili resti”

Nel tunnel nel quale fui stuprata, un tunnel che un tempo fu l’entrata sotterranea di un anfiteatro, un luogo nel quale attori spuntavano all’improvviso da sotto i sedili della folla, una ragazza era stata uccisa e smembrata**. Questa storia mi venne raccontata dalla polizia. In confronto, dissero, io ero stata fortunata.

Ieri sera ho finito di leggere “Lucky” di Alice Sebold. Lo so che il nome dell’autrice non vi è nuovo: ha scritto il best seller “Amabili resti“, dal quale è stato tratto anche un film. Io “Amabili resti” non l’ho ancora letto, anche se lo ricordo nelle vetrine delle librerie qualche anno fa, quando uscì il film e fu successo immediato. Lo farò di sicuro, ma intanto il destino ha deciso che prima, per me, vengano gli altri due lavori della Sebold, trovati in uno dei miei negozi di libri usati preferiti a Belfast: “Lucky“, appunto, e “The almost moon“.

Ho parlato di destino non a caso: credo che se avessi iniziato a leggere Alice Sebold dal best seller, come tanti, da quell'”Amabili resti” che presenta una storia orribile (lo stupro e omicidio di Susan Salmon, una ragazzina di 14 anni), ma resa così digeribile da essere adattata a film, avrei aperto il suo “Lucky” con altro spirito. E sarei rimasta stupita, ferita, probabilmente anche un po’ spaventata, dalla storia che dentro vi è contenuta. Perché la storia di “Lucky” non è un fanta/horror con un pizzico di paradiso qua e là. La storia di “Lucky” è la storia vera, la cronaca dettagliata e intima dello stupro che l’autrice ha subito quando era diciottenne e di tutte le difficoltà e le conseguenze che questo ha portato con sé.

Uno stupro ti cambia la vita: il giorno prima sei solo una delle tante ragazze che frequentano una scuola, il giorno dopo sei – e lo sarai per sempre – la studentessa che è stata stuprata. Se poi decidi anche di combattere per avere giustizia, scopri che per andare avanti sarà necessario scontrarti con muri di gomma che sarà difficile sconfiggere: sarai messa in dubbio, giudicata, a volte umiliata. Ci sarà chi ti ammirerà per la tua forza, ma sempre con quel pizzico di fastidiosa compassione. Ci proverai, a lasciare tutto alle spalle, e ti sembrerà di averlo fatto, ma un giorno ti renderai conto che il processo di guarigione mentale che pensavi fosse quasi a termine non era neppure ancora iniziato.

La Sebold racconta tutto questo con un linguaggio così schietto e chiaro, a volte crudo, da rendere impossibile non immedesimarsi; se si è donne, poi, viene ancora più semplice e immediato.

Photo by Neville Elder
Photo by Neville Elder

Ci vogliono forza e tenacia per sfuggire al desiderio di nascondere tutto sotto il tappeto e continuare ad andare avanti con la propria vita, come niente fosse capitato. Ci vogliono forza e tenacia per guardare negli occhi non solo chi ci ha fatto del male, ma anche tutti coloro che inspiegabilmente sostengono un individuo che della violenza e della prevaricazione ha fatto la sua forza, e combattere per una giustizia che sembrerebbe scontata e invece non lo è, per una sentenza che ci riconosca come persone in primis, poi come donne.

Alice Sebold ce l’ha fatta, ha vinto la lotta contro il suo stupratore: ha testimoniato al processo e lo ha spedito dove meritava. Poi si è rimboccata le maniche e ha ricostruito la sua vita spezzata. Sembrava tutto risolto, e invece. Invece ha scoperto cosa sia la sindrome post traumatica, che anni dopo lo stupro ha rimesso in dubbio tutto il lavoro fatto sino a quel momento, lo ha cancellato, portandola giù con sé.

Per fortuna siamo fatti solo in parte di ciò che ci accade. L’altra parte è composta da ciò che ci regalano tutte quelle persone che incontriamo e che, se anche non possono cambiare i fatti, si permettono almeno di influire sulle loro conseguenze. Una di queste persone, per la Sebold, è stato un altro scrittore: Tobias Wolff, al tempo suo professore ammirato e temuto il quale, appena venuto a conoscenza della difficile situazione della studentessa, pronuncia parole che lei non dimenticherà mai, e che anni dopo porteranno alla scrittura del suo primo libro, Lucky appunto:

“Alice,” disse, “un mucchio di cose stan per accadere e questo potrebbe non avere senso per te in questo momento, ma ascolta. Prova, se puoi, a ricordare tutto.”

Devo trattenermi dallo scrivere in maiuscolo le ultime due parole. Lui le intese maiuscole. Lui voleva che risonassero e mi incontrassero un giorno in futuro su qualsiasi percorso io avessi scelto. […]

Si trattò di un grido che superò una grande distanza. Lui sapeva – come avrei scoperto io successivamente al mio ingresso da Doubleday sulla Fifth Avenue a New York acquistando “This boy’s life”*, la storia di Wolff stesso – che la memoria può salvare, che ha potere, che spesso è l’unica risorsa dei deboli, degli oppressi, o di coloro che hanno subito violenza.

Note:

*Ho fatto una ricerca sul web e sembrerebbe che il libro di Wolff non esista nella versione italiana, correggetemi se sbaglio. Potete trovare però il film tratto dal volume: si intitola “Voglia di ricominciare” (lo so, uniamoci in coro: ma chi diavolo traduce i titoli dei film in italiano?) ed è del 1993, ecco la scheda IMDB: Voglia di ricominciare

** Susan Salmon, il personaggio principale di “Amabili Resti”, e la sua storia sono ispirati alla ragazza che è stata violentata e uccisa dentro lo stesso tunnel nel quale la Sebold è stata stuprata. L’autrice ha dichiarato di non essersi resa conto per molto tempo che il suo libro trattasse proprio di questa storia.

“Lucky” l’ho letto in lingua originale, ergo le traduzioni dei due brani che trovate nell’articolo sono mie; non odiatemi, in caso correggetemi 😉

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