Il Museo della Carta di Mele: un’antica produzione ligure recuperata

Un piccolo, importante frammento di storia genovese meno conosciuta - che passa di voce in voce e raramente arriva all'orecchio del turista: è il Museo della Carta di Mele.

Genova si sta affermando di anno in anno come città sempre più apprezzata dai turisti: impossibile resistere al fascino ombroso dei caruggi del suo centro storico, alla bellezza del Porto Antico, casa del famoso Acquario e del galeone originale del film Pirati, alle specialità culinarie che riempiono le narici tra un panificio e una trattoria. Ma c’è una zona ancora tutta da scoprire, che si nasconde alle spalle delle passeggiate a mare e racchiude paesaggi e tradizioni meno conosciuti ma non per questo non altrettanto caratteristici: l’entroterra, con le sue campagne a un passo dalle spiagge e i suoi paesini storici, pieni di tesori nascosti.

Uno di questi, un piccolo, importante frammento di storia genovese meno conosciuta – che passa di voce in voce e raramente arriva all’orecchio del turista – è di certo il Museo della Carta di Mele.

Il Museo della Carta di Mele

Il Centro di raccolta, testimonianza ed esposizione dell’Arte Cartaria, conosciuto ai più come Museo della Carta di Mele, oltre al nome altisonante nasconde nella sua denominazione un altro segreto: non si trova a Mele, ma nella frazione di Acquasanta, che per essere un luogo minuscolo regala diverse sorprese quali il famoso Santuario mariano, le Terme e anche una stazione dei treni che la collega al centro di Genova.

Il Museo, per la sua particolare architettura che ricorda un mulino, è impossibile da non riconoscere:

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Situato oltre un ponte rispetto al centro del paese, il Museo è sulle sponde del torrente Acquasanta:  la costruzione è una antica cartiera (la Cartiera Piccardo, anche detta Sbaraggia) recuperata e restaurata, che proprio dalle acque di quest’ultimo traeva l’energia necessaria al funzionamento della ruota motrice ben in vista sul lato dell’edificio.

La produzione della carta a Mele: un po’ di storia

La Cartiera Sbaraggia, risalente al 1756, è stata una delle ultime della zona a rimanere in attività, chiudendo nel 1985, ma nella zona di Mele la storia della produzione della carta affonda in tempi decisamente più lontani.

A Mele e in tutta la Valle del Leira, infatti, la produzione della carta iniziò nel 1400 e rimase per centinaia di anni una delle più importanti. Favorita dalla presenza di diversi torrenti che potevano fornire facilmente energia alle cartiere e dai venti costanti che aiutavano l’asciugatura, questa produzione vide un ruolo di preminenza durante i secoli, raggiungendo il suo apice attorno al 1700, quando nella zona vi erano ben un centinaio di cartiere.

La carta di Mele era rinomata: considerata una delle migliori al mondo per qualità, questa carta non tarlava, e per questo era utilizzata nei registri di corte di tutta Europa. Una piccola curiosità: su carta di Mele vennero stampati i primi dollari americani.

La fiorente industria della carta nella vallata continuò sino all’avvento di macchine a vapore ed elettricità: grazie alle nuove tecnologie, infatti, le cartiere non erano più legate alla presenza di corsi d’acqua e potevano trovarsi in qualsiasi luogo; a questo bisogna aggiungere l’aumento della produzione media e la difficoltà a trasportare grandi quantità di carta passando per le strette vie dei paesini dell’entroterra ligure. Qualche decennio dopo la Seconda Guerra Mondiale le cartiere della zona chiusero, lasciando dietro di sè i grandi edifici vuoti, pronti per altri utilizzi o per essere dimenticati, così come tutta la storia della produzione di carta nella Valle del Leira.

Una tradizione recuperata

Tuttavia, essendo stata la produzione cartaria un’attività chiave e di rilievo per la storia in primis del territorio genovese, non poteva essere lasciata nel dimenticatoio: nel 1997, dopo un restauro eseguito grazie a fondi della Comunità Europea, riapriva al pubblico la Cartiera Sbaraggia.

L’investimento della Provincia di Genova e del Comune di Mele per recuperare l’antica tradizione della produzione della carta in queste valli non si è fermato al solo restauro della cartiera, ma ha anche permesso la formazione di alcuni Maestri Cartai che potessero da una parte conoscere e quindi spiegare ai visitatori ciò che accadeva all’interno dell’edificio, dall’altra continuare l’utilizzo dei macchinari e tramandare a loro volta i segreti della carta di Mele.

Uno di questi è il Maestro Giuseppe Traverso, con il quale ho avuto la fortuna di visitare il Museo. Chissà perché, ma a sentir parlare di “Maestro Cartaio” mi sarei aspettata un signore di una certa età; invece Giuseppe è giovanissimo e ha fatto di un mestiere antico una passione e un lavoro quotidiano: è sia la guida ufficiale del museo, sia un Maestro Cartaio che continua la tradizionale produzione di carta (seppur in piccolo, ovviamente) all’interno della cartiera.

La visita al Museo

Al mio arrivo, dopo un rocambolesco viaggio in bus e una rapida capatina al Santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta, mi unisco ad altri visitatori che si trovano lì per la visita guidata. Il Museo è composto da tre piani: si entra da una porticina al piano terra, indicata da diversi grandi ingranaggi, sicuramente parte dei macchinari attivi in passato, e poi si visitano le enormi macchine utilizzate nei diversi periodi in un percorso che si snoda su diversi livelli, quelli che la carta percorreva durante la sua produzione.

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La prima sala è introduttiva. Ci sono presse, ma, a sottolineare la potenziale semplicità della produzione, la dimostrazione avviene con un setaccio in un tino:

Dalla seconda sala in avanti, il percorso si snoda tra i macchinari dei tre periodi principali: dato che la cartiera in questione risale al 1700, la produzione quattrocentesca è testimoniata da modellini lignei funzionanti creati dal Mastro Cartaio Edoardo Tiragallo. Le macchine vere e proprie, invece, illustrano la produzione del 1700, quando la carta era ancora prodotta da stracci, e quella successiva, dal 1850 in poi, che vede il riciclo di carta già utilizzata.

Il primo macchinario che incontriamo, nella seconda sala, è la “molassa“:

Questa era una sorta di enorme macina di pietra che serviva per pestare la carta e farla diventare un composto omogeneo; l’acqua proveniva da un rubinetto laterale e, una volta pestato il contenuto della larga vasca, veniva fatto scendere al piano inferiore tramite uno scarico.

Scendiamo anche noi le scale per il piano sottostante e rimaniamo a bocca aperta per la ricchezza di macchinari, tutti diversi e a prima vista difficili da comprendere, presenti in queste stanze.

Per prima cosa, qui è dove possiamo osservare l’antico funzionamento della ruota ben in vista sulla facciata del museo: il torrente, passandovi, attivava gli ingranaggi interni alla cartiera, che a loro volta mettevano in moto i macchinari. Eccone alcuni:

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Nella sala vi è poi uno dei macchinari più importanti nella produzione di tutte le epoche: si chiama “olandese” ed è la macchina connessa alla molassa al piano di sopra: che fossero stracci o carta riciclata, una volta passati per le sue ruote diventavano una poltiglia finissima, il “pisto“.

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La poltiglia passava poi per un lungo corridoio per arrivare infine a un macchinario composto da diverse presse che la trasformava in carta vera e propria, avvolta in enormi rotoli nell'”aspa“.

I rotoli venivano tagliati in fogli di carta dai Mastri Cartai al bancone accanto, dove gli occhi vigili del principale li osservavano anche quando non era nelle vicinanze 😉

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Infine, i fogli di pregiata carta di Mele, venivano posti nell’essiccatoio all’ultimo piano della cartiera, chiamato “spandiu“.

Qui si asciugavano naturalmente grazie a delle speciali persiane che venivano inclinate per sfruttare il vento che passava nella valle.

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Alla fine della visita, ad aspettarci c’è anche un meraviglioso negozio del Museo, nel quale si possono trovare quaderni e accessori creati con la carta prodotta all’interno della cartiera.

Insomma, il Museo della Carta di Mele è un ottimo modo di passare un’ora immersi in una produzione tanto antica quanto caratteristica, scoprendo una tradizione genovese meno conosciuta pur se importantissima.

Se siete interessati all’arte della produzione cartaria, potete visitare il museo approfittando anche di uno dei numerosi laboratori organizzati; li trovate sulla Pagina Facebook ufficiale.


museo-carta-2lMuseo della Carta di Mele

via Acquasanta 251
16158 Genova

Orari: Mercoledi – Domenica 11.30-17.00

Ingresso:
Libero: 4 Euro
Visita guidata: 5 Euro

Maggiori informazioni sul sito ufficiale www.museocartamele.it e sulla Pagina Facebook Museo Carta Mele

 

Grazie alla Dott.sa Federica Ferrando, al Maestro Giuseppe Traverso e all’Associazione Culturale “Le Muse” per la magnifica visita 🙂

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